Vendere on line in Cina
La piazza digitale cinese è ormai il secondo mercato on line del mondo subito dopo quello statunitense.
La Cina ha ormai 420 milioni di internauti che nello scorso anno hanno speso circa 39 miliardi di dollari in prodotti e servizi resi on line. 39 miliardi non sono certo i 156 miliardi di dollari degli Usa ma sono comunque una buona fetta di mercato.
Poi se si aggiunge che il cinese medio che acquista on line è perfetto per il made in Italy: è colto (53% ha una laurea), è giovane (75% ha meno di 34 anni) e con un potere di spesa da classe media.
Forse la Cina potrebbe diventare l’Eldorado dell’Italia, ma come si fa a vendere on line in Cina?
Vendere in Cina non è la stessa cosa che vendere nel resto del mondo: non basta un sito internet per farlo.
Come si vende in Cina
Anche per vendere on line ci vuole un negozio fisico.
Si potrebbe utilizzate un sito, tipo eBay, che in Cina si chiama Taobao, ma il suo utilizzo deve essere sporadico e una tantum.
Taobao ha in mano il 78% del mercato cinese delle vendite sul web di tutto il Paese.
In Cina, grazie anche a Taobao, l’ e commerce è a bassissimo costo di ingresso e ad alta potenzialità di vendita, ma esistono forti limiti burocratici.
Per esporre un bene su Taobao lo posso fare solo una volta o di continuo ma devo essere residente in Cina.
Se propongo troppo di frequente prodotti o servizi, Taobao mi chiederà la licenza di vendita. La licenza di vendita per un imprenditore cinese è rilasciata dalla Camera di Commercio, ma per una società straniera occorre la stessa autorizzazione governativa che serve a chi vuole aprire un’attività commerciale fisica: cioè il negozio.
Per aprire un negozietto fisico, che considerata la potenzialità del mercato può valerne la pena, occorre avere delle referenze bancarie che attualmente sono di tipo generico, quindi anche solo un contocorrente presso una banca cinese può bastare.
Occorre aver già individuato il locale dove nascerà il negozietto fisico,e aver già stipulato un contratto di locazione. Questo tutto prima di iniziare l’iter burocratico volto ad ottenere l’autorizzazione.
E’ anche necessario dimostrare di aver un iniziale capitale sociale adeguato al business che si intende intraprendere. Serve presentare uno studio di fattibilità, con tanto di statuto della società, lista degli amministratori, e proiezione dei ricavi a cinque anni.
Ovviamente si deve andare ad operare in un settore aperto agli investimenti stranieri, quindi niente:
- armi
- editoria
- produzioni televisive
- produzioni cinematografiche
- gioco d’azzardoproduzione e vendita di alcuni prodotti tradzionali (medicine, tè e carta)
Una volta fatto tutto questo, il Ministero si riserva di valutare non solo la regolarità formale della domanda ma farà anche una valutazione nel merito: andrà a vedere se il locale dove nascerà il negozio è adeguato al tipo di business, oppure il numero di dipendenti potrebbe non essere adeguato.
I tempi e costi dell’autorizzazione
Questi variano da luogo a luogo.
A Shangai, che è la piazza più veloce, ci vogliono circa 3 mesi se non ci sono intoppi.
Per quanto riguarda i costi, questi dipendono dalla struttura giuridica che si sceglie: società unipersonale, società con soci multipli. Ma dipenderanno anche dalla sua capitalizzazione, dalla dimensione e posizione del negozio, numero degli impiegati.
Oltre a questo, influenzano i tempi e i costi, i requisiti specifici che le autorità locali pongono per l’apertura di un e commerce.
Anche le autorità locali dovranno approvare il progetto, quindi ad esempio per lo studio di fattibilità alcune lo richiedono semplice e altre, invece, lo richiedono articolato.
Comunque in media i costi dovrebbero aggirarsi intorno a qualche migliaia di euro.
Tentare di vendere attraverso eBay
eBay conta solo l’8% in Cina, a differenza di Taobao che ha una quota di mercato dell’87%.
Con eBay praticamente si può vendere tranquillamente in Cina senza rispettare tutti questi adempimenti, ma c’è un grosso problema: i pagamenti.
L’acquirente cinese, se acquista su eBay, deve acquistare in dollari e fare una rimessa internazionale per portarsi a casa un bene presente su eBay. E un pagamento estero, in Cina, è quasi complicato come chidere un’autorizzazione all’apertura di un negozio fisico.
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Molto interessante