Perché i blogger dovrebbero tenersi caro Google Suggest
Che se ne dica, il bloggare e i blog non sono ancora morti, ma se si guarda il nuovo strumento Google Suggest vediamo che i blogger devono stare attenti alla loro reputazione on line.
Goggle Suggest suggerisce ai frequentatori del motore di ricerca termini da associare alla keyword che si sta scrivendo.
Tutto questo è molto positivo, in quanto il motore sta diventando sempre più ontologico e semantico, ma sopratutto perché i blogger potrebbero capire dove indirizzare il lro marketing strategico.
In questo caso vediamo che per testato il motore suggerisce sia questo sito testato.it ma anche testatore e testato dermatologicamente.
Quindi prendendo il nome a dominio di un sito e digitandolo su Google potremmo vedere cosa pensa del nostro nome e su quali argomenti dovrebbe essere più forte in quanto più pertinente.
Google Suggest prende i suoi risultati da diverse fonti ma come queste vengono tradotte in fonti algoritmiche, come funzioni l’algoritmo nessuno sa niente, in classico stile Google.
Ma dovrebbe essere assai probabile che i principali fattori algoritmici includano in qualche maniera il contenuto delle pagine degli altri siti, rapportati con la frequenza di ricerca e il recente flusso di contenuti provenienti da blog e fonti di notizie. Credo che questa dovrebbe essere l’alchimia di Google Suggest.
E credo che comunque sia importante in quanto indirettamente risponde al detto dei social media:
Tu sei quello che gli altri dicono
Quindi per testato tutto sommato, non gli va tanto male rispetto a ben più blasonati blog mondiali.
Lo spunto di questa riflessione l’ho preso da un post apparso su problogger.net di Darren Rowse e scritto da Chris Birk.
Perché, si sono accorti che digitando copyblogger su Google, il Suggest suggeriva agli utenti
Ora chi conosce copyblogger potrebbe non farci tanto caso, ma vedere che nei suggerimenti accanto la keyword copyblogger comparisse anche la parola scam a qualcuno potrebbe venire pensato che chi tratta di copyblogger potrebbe avere intenti truffaldini.
Per ora, ad alcuni questo sembrerà una cosa inevitabile in quanto i blogger non possono limitare l’uso di parole o di reprimere commento di un lettore. Inoltre devono accettare passivamente questa innovazione di Google e sperare che molti non ci facciano caso.
Però, come osserva Birk, a chi vive di contenuti editoriali e dei servizi copywriting potrebbe dare fastidio, dato che il settore è molto competitivo e per adesso non c’è nessuna formula o strategia che possa cambiare il risultato del Suggest.
Secondo Birk, allo stato attuale i blogger dovrebbero essere pronti a rispondere a qualsiasi commento, articolo, post che li riguardi e che minano la loro reputazione, altrimenti si troverebbero inevitabilmenti associati a termini dispregiativi.
Se, come si dice su internet, se alla gente piace, allora piace anche a Google; non si rischia che se la gente ti dia feedback negativi anche Google penserà che non sei buono?
Se questa è la nuova era allora è meglio iniziare a lavorare sul proprio brand e marketing.
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