Il decreto ammazza-blog è ancora possibile


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Tutti ormai conoscono la “legge bavaglio”, ovvero più precisamente il DDL intercettazioni o anche chiamato decreto anti-intercettazioni, sta per diventare legge dello Stato italiano.

Infatti tolto il bavaglio dei giornali resta l’obbligo di rettifica entro 48 ore dalla richiesta per i siti Internet.

La maggioranza in Parlamento, ha infatti bocciato tutti gli emendamenti dell’opposizione che puntavano a sopprimere questa norma (il comma numero 29) contenuta nel ddl intercettazioni.

Il testo di legge approvato al Senato estende infatti a tutti i gestori di siti informatici “ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica” l’obbligo di rettifica previsto dalla legge sulla stampa: entro 48 ore qualora non si provveda ad una rettifica richiesta si è soggetti ad una sanzione fino a 12 mila e 500 euro. E questo varrebbe per tutti.

Una “sequela di obblighi burocratici che non esistono in nessun Paese libero” scrive Fabio Chiusi su L’Espresso: “In soldoni, qualsiasi blogger non rettifichi un post entro 48 ore dalla richiesta, rispettando inoltre stringenti criteri grafici, di posizionamento e visibilità, rischia”. Basta  dare una rettifica nel modo sbagliato per ritrovarsi con diverse migliaia di euro da pagare. Il solo pericolo che questo accada ha una funzione deterrente e diseducativa: “si insegna ai giovani la paura ad esprimersi, si disincentivano i ragazzi dall’aprire un blog” commenta Chiusi.

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Inoltre c’è il paventato pericolo che per reperire il blogger a cui chiedere la rettifica, venga inserito l’obbligo di “registrare” la propria testata presso qualche autorità: “Dagli Stati Uniti all’Europa, ciascun blogger è penalmente e civilmente responsabile di quello che scrive (come del resto già oggi in Italia) ma non esistono lacci burocratici finalizzati a scoraggiare le conversazioni in rete”.

Non è una cosa da poco tanto che persino nel Pdl c’è chi ha provato a porre rimedio: l’emendamento proposto dal deputato Roberto Cassinelli introduce una distinzione tra giornalismo amatoriale e professionale e lo sostengono Antonio Palmieri e i finiani di Libertiamo e Farefuturo. Ma  la proposta Cassinelli è sparita tra le proposte di legge non calendarizzate.

Roberto Cassinelli comunque ha fatto sapere che riproporrà l’emendamento in Aula con qualche piccola modifica.
Emblematica è la denuncia apparsa su Buzzes

E’ immorale poiché impedisce de facto ogni forma di critica, è antieconomico poiché impedirà di affermare un principio cardine del Social Media Marketing ovvero il giudizio su un prodotto. Se scriverò che il prodotto A non è bene mentre B è meglio, il produttore di A potrà obbligarmi a rettificare. Come faremo a fare InfoCommerce con l’Ammazza Blog?

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