Enzimi allunga vita
E’ un dato di fatto: i giapponesi in media vivono di più rispetto agli europei ed americani.
Per questo si sono svolti degli studi cercando di analizzare le abitudini alimentari dei giapponesi e ci si è resi conto che nelle isole più “longeve”, quelle di Amami e Okinawa, si seguono diete ipocaloriche, con circa 1800 calorie al giorno, contro le 2500 italiane e le 3000 statunitensi.
Non è che in queste isole si mangia di meno ma semplimente si mangiano cibi che contengono poche calorie che attivano dei particolari enzimi, i quali sono in grado di spazzare via meglio i grassi e far rimanere più in salute il corpo ospitante.
I primi esperimenti, effettuati al Salk Institute for Biological Studies, in California, effettuati sui vermi e sui topi hanno confermato questa teoria. In particolare sono stati individuati due enzimi, il Wwp-1 e l’Ubc-18, i quali nelle diete ipocaloriche interagiscono, aumentando una sorta di “restrizione calorica“. Negli esperimenti su due gruppi di nematodi, dei vermi cilindrici, quelli che seguivano una dieta ipocalorica riuscivano a vivere mediamente il 20% in più degli altri, anche se la quantità di cibo ingerita era anche superiore.
Per quanto riguarda gli esperimenti sui topi la percentuale di “sopravvivenza” sale al 30%, mentre finora i riscontri sugli uomini non sono ancora certi perché la scoperta degli enzimi è piuttosto recente, mentre le osservazioni sulle diete ipocaloriche è stato possibile farle soltanto sul piano della dieta spontanea di determinate popolazioni, come appunto quelle giapponesi, rispetto a quelle Occidentali, in cui i benefici sulla longevità sono noti.
Secondo Andrew Dillin, uno degli autori dello studio, una volta individuato il meccanismo di invecchiamento dovuto all’azione di questi enzimi, i ricercatori potrebbero essere in grado anche di individuare dei possibili trattamenti, in maniera tale da “combattere” la vecchiaia, o perlomeno prevenirla.
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